La Fiera di S. Martino di Martina Franca rappresenta da secoli un momento importante di scambio commerciale e culturale

Si rinnova anche quest’anno la Fiera di S. Martina di Martina Franca, un appuntamento che affonda le proprie radici nei secoli. Nella Festa di San Martino di novembre, quella religiosa, non manca l’occasione per strizzare l’occhio al lato “mondano” dell’evento, con la grande, colorata e chiassosa fiera.
La Fiera di San Martino fu istituita nel 1609 su richiesta dei cittadini. A luglio 1609 l’Università approvò il bilancio di spesa e la prima si tenne in occasione della venuta in città del duca Giambattista II Caracciolo, Egli fece il suo ingresso trionfale, ricevuto dai cittadini e autorità locali con tutti gli onori e festeggiamenti, come era uso di ricevere i feudatari: “con architravi, fochi artificiali, pallio di drappo fino, nomina di 8 portatori di drappo, 7 staffieri, 3 capitani di compagnia” tutti galantuomini e membri del decurionato. La fiera durò per ben 7 giorni e l’Università stanziò un donativo al duca di 440 per compenso al segretario per la redazione dei privilegi concessi quella settimana (tutti perduti) e mance a staffieri e paggi al seguito.
Non si sa bene dove si teneva, ma non ci dovrebbe essere alcun dubbio che si svolgesse al largo di Santo Stefano, “sòpə u Stradonə”, all’epoca non esistente. Se ne ha notizia da Isidoro Chirulli, il quale narra l’episodio di un certo Giannoronzo Martucci che, condannato per truffa, fu arrestato e “condotto da mezzo la fiera della Porta di Santo Stefano nelle carceri civili” nel mese di novembre 1740.
Con ilpassare degli anni e dei secoli, la fiera di San Martino, che come a Martina in molti comuni di tutta l’Italia è caratterizzata dalla compra-vendita di bestiame, nella capitale della Valle d’Itria si è contraddistinta nel secolo scorso per la presenza delle grandi baracche dei “cappottari”, i quali per l’occasione proponevano i cappotti e i capo-spalla con cui affrontare l’inverno. Una tradizione che si rinnova, in un contesto in cui si vuole dare nuovamente voce e spazio ai veri protagonisti dell’industria tessile, quei sarti ed operai che con la loro perizia hanno fatto sì che Martina approdasse nei grandi atelier non solo nazionali ma anche mondiali. E poi, sono molti i comuni italiani che oggi festeggiano il Santo del Mantello, soldato, monaco e Pastore, che Giovanni Paolo II definì «affamato e assetato di giustizia, uomo di perdono, cuore puro».
Al di là dell’aspetto religioso, che pure assume il suo peso in una società che affonda le proprie radici nella tradione cristiana e nella solidarietà rappresentata dal Santo che divide il suo mantello con il povero, la Fiera di S. Martino ha sempre rappresentato un momento di scambio non solo commerciale, ma anche culturale. Polo di attrazione per il circondario, la fiera può essere anche un momento in cui un parte della produttività “si mette in mostra” e propone la propria offerta che oggi più che mai assume caratteri di imprenditoria che guarda non solo al territorio ma che si apre a mercati globali dove la vera sfida può e deve essere quella dell’eccellenza e della qualità. L’enogastronomia e l’industria manifatturiera del tessile non possono e non devono pensare di competere con i grandi colossi dell’industria globale e delle multinazionali, e lo hanno ben compreso e messo in atto diverse realtà. Non citiamo nessuno in particolare, ma è sotto gli occhi di tutti ormai la sfida intrapresa da alcuni brand locali che, affondando le proprie origini nella grande tradizione, hanno saputo proporre un’offerta di qualità, puntando a un mercato certamente esigente ma che può fare anche grandi numeri grazie a un modo moderno di fare impresa. La Fiera, nella sua tradizione, può essere simbolo di rinata voglia di fare rete, di collaborare insieme alla ripresa economica e culturale di una terra dove la tradizione può essere una carta vincente sulla quale puntare per realizzare un’innovazione efficace con una visione a medio e lungo termine. E buona Fiera a tutti.

(foto da “Il Tagliatore”, (ed. Grafiche Genco)